E se i Fratelli fossero la Dc del Cairo?

[Excerpt from an interview by Lorenzo Biondi published with Europa, an Italian daily newspaper, on the November 28th, 2011 elections in Egypt. To read the whole interview online, click here]

Non c’è il rischio che l’affermazione elettorale degli islamisti li spinga verso il radicalismo?
Di certo la vittoria li inorgoglirà. Ma l’elettorato egiziano oggi è molto scettico nei confronti di chiunque cerchi di accentrare troppo potere nelle proprie mani. La Fratellanza cercherà di rassicurare quell’elettorato, come sta facendo anche Ennahda in Tunisia: mettendo in chiaro innanzitutto che non hanno intenzione di instaurare uno stato islamico, che non vogliono guastare i frutti della rivoluzione.
Un portavoce della Fratellanza ha detto a Der Spiegel: «Il “modello turco” non ci interessa. Loro consentono l’adulterio e l’omosessualità». Qual è il potenziale “democratico” dei movimenti a ispirazione islamista?
Se ci aspettiamo una laicizzazione completa della politica islamica, siamo fuori strada. Nel breve periodo si dovrebbero tenere sott’occhio alcuni criteri “minimi” come il rispetto della democrazia elettorale e delle opposizioni laiche. I Fratelli musulmani continueranno a perseguire valori che hanno un fondamento religioso, ma in una cornice diversa di regole. La retorica sulla loro agenda morale può rimanere invariata, anche se cambiano i mezzi con cui cercano di realizzarla.

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